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T13 DAPHNE MARTINI
LE GRANDI VITTORIE: FORMA FISICA E STATO MENTALE
1. Quando si è capita l'importanza di questo binomio?
2. Cosa influenza la forma fisica e quella mentale?
3. Quanto incide l'alimentazione sulla prestazione fisica e mentale?
4. Quanto incide lo stato mentale sull'esito della performance?
5. Quali sono gli stratagemmi per restare calmi e mantenere la concentrazione?
6. Quali pratiche si usano per rilassarsi in vista di una gara?
7. Qual è lo stato mentale vincente?
8. Quanto incide l'aiuto dell'allenatore soprattutto sulla sfera psichica?
Qualsiasi grande vittoria nasce da una profonda armonia tra la forma fisica e lo stato mentale, poiché " accade nel corpo quello che accade nella mente".
Questo è ciò che sosteneva il celebre satirico latino Giovenale nella nota sentenza " mens sana in corpore sano", in cui si sottolineava l'interdipendenza della sfera fisica e di quella psichica. Determinante quindi per un atleta è lo stato fisiologico complessivo che non può essere trascurato se si vogliono ottenere performances vincenti.
E' dunque fondamentale inquadrare tutto quello che sia in grado di influenzare ed incidere su questo binomio.
L'alimentazione deve essere controllata e calibrata da una dieta adatta al tipo di sport praticato, poiché un regime alimentare sbagliato può pregiudicare la prestazione sportiva.
L'atleta deve inoltre introdurre buone quantità di liquidi per mantenere l'organismo idratato.
Momento chiave nella dieta di un atleta sono anche le precauzioni alimentari da attuare dopo la gara, per un totale ripristino dell'equilibrio corporeo, consistenti in una massiccia reidratazione dell'organismo ed in un copioso rimpiazzo del potassio e del magnesio perduti con il sudore durante la performance.
La dieta di un'atleta in generale deve essere nutriente, ma allo stesso tempo leggera, facilmente assimilabile ed in grado di fornire grandi quantità d'energia da spendere nell'attività fisica.
All'allenamento prendono parte sia il fisico che la mente.
Ogni sport si basa su particolari capacità motorie che vengono potenziate con un allenamento specifico che mira a sviluppare una tonicità atletica generale ed un invigorimento dei muscoli agonisti, oltre ad un controllo dell'apparato respiratorio, utile per ogni disciplina sportiva, aerobica ed anaerobica, sia come gestione del respiro durante la performance sia come recupero dopo lo sforzo.
Anche la mente partecipa intensamente all'allenamento fisico ricostruendo in schemi psichici l'esercizio ginnico, in vere e proprie " palestre mentali" che concorrono al buon esito sportivo.
E' incredibile quanto la mente riesca ad incidere sul corpo ed è proprio per questo che prima di ogni gara risulta necessario distendersi ed allentare la tensione, dominando la paura e l'ansia dell'insuccesso attraverso letture o pratiche di autorilassamento.
Per eseguire una buona performance ci vuole tranquillità, concentrazione ed " allerta mentale".
In questo senso risulta determinante anche la figura dell'allenatore che deve essere psicologo, critico ed amico allo stesso tempo.
La simbologia fu un elemento molto sfruttato dalla chiesa a scopi didattici tanto da trasformare una partita di calcio in una riproduzione metaforica della società cristiana: il capitano rappresentava il sacerdote e i giocatori il popolo dei fedeli.
Il modello mirava ad inculcare l'ubbidienza e la sottomissione poiché trasgredendo alle autorità ne risulta l'anarchia e le partite si perdono.
Stessa intuizione ebbero i nazionalisti che miravano a sfruttare la ginnastica come sistema educativo volto ad enfatizzare il senso d'appartenenza alla nazione e alla comunità.
Lo sfruttamento dello sport per scopi propagandistici fu ampliamente usato dai regimi dittatoriali di destra del primo dopoguerra.
In Italia la dittatura fascista si prodigò per il potenziamento dell'attività fisica rifacendosi alla filosofia di Robert Baden-Powell, che fondò nel 1908 l'associazione dei boy scouts: lo sport, oltre ad irrobustire il corpo, risultava essere anche un ottimo strumento per insegnare ai ragazzi a sviluppare lo spirito d'iniziativa, l'immaginazione, il senso di collaborazione, la gioia di vivere, il rispetto per la natura e per il prossimo nella totale accettazione di regole pre-impostate.
Le finalità del regime erano però sostanzialmente diverse, poiché queste organizzazioni collaterali al partito, che avevano il compito di organizzare il tempo libero degli iscritti con gare sportive e attività ricreative, collaboravano unicamente alla fascistizzazione del paese.
LA SCHERMA
Al fine di penetrare nello spirito competitivo della scherma è interessante osservare una toccante intervista di uno schermidore che esprime in poche righe l'intensa emozione provata dagli spogliatoi alla pedana, in occasione della sua prima gara olimpica:
"Di sport io ne ho provati tanti, dalla ginnastica artistica al tennis, dal nuoto allo sci ecc, ma nessuno di questi mi ha soddisfatta quanto la scherma, nemmeno a livello agonistico.
Non ci sono parole per esprimere la moltitudine di sensazioni che questo sport scatena: non avevo mai provato durante una gara una tale tensione.
Negli spogliatoi si scrutano criticamente tutti i possibili sfidanti, come per poterne intuire le debolezze solo attraverso un'occhiata, oppure ci si guarda nervosamente intorno alla ricerca di qualche amico fattosi in una gara precedente.
Finalmente inizia l'incontro.
Un minuto, quindici, un' ora...non crea differenza,la scherma ti fa vivere emozioni intensissime attimo per attimo, basta un errore, una piccola distrazione, un movimento sbagliato, per regalare un punto all'avversario.
E' in quel momento, quando la prima stoccata va a segno e ti rendi conto dello sbaglio che hai commesso o realizzi il punto debole del "nemico", che inizia il vero scontro.
Allora siete solo tu, tu e il tuo avversario, faccia a faccia,nessun altro, nessuna distrazione, tutto dipende da te e nessuno può aiutarti, solo tu e il tuo avversario. E' il punto decisivo, l'ultimo punto, quello con cui potresti aggiudicarti la vittoria; vedi l'allenatore che fa dei gesti con le mani per indicarti le mosse, allora cerchi di imitare quei movimenti fino a che la stoccata non va a segno...allora non c'è il tempo per pensare, non te ne rendi conto che tutta l'ansia, tutta la tensione accumulatasi durante l'incontro, esplodono in un involontario urlo liberatorio, poi magari, a distanza di un pò, te ne vergogni anche!!
Quando perdi invece, ti senti come se il mondo ti crollasse addosso; hai l'impressione di aver sbagliato tutto e di non esserti impegnato abbastanza, vorresti poter tornare indietro, ma sai che non è possibile, così esplodi in un pianto sconsolato.
La scherma è tutto: preparazione, fisico, agilità, riflessi, calma, concentrazione... La scherma è corpo, mente e cuore.
Quale altro sport può dare tutto questo?"